Ricerca Klaviyo · 2.000 marketer B2C · 8 mercati · giugno 2026
Ogni brand sta giocando la Marketing World Cup™. La maggior parte non sta vincendo.
Abbiamo intervistato 2.000 marketer B2C da Londra a Singapore. I brand che hanno dominato i momenti culturali l'anno scorso non erano più intelligenti né avevano più risorse. Erano pronti a scendere in campo, costruiti sia per le partite pianificate sia per i momenti a sorpresa nel mezzo. Ecco cosa li distingue e quanto sta costando a tutti gli altri.
I numeri principali
3 statistiche che definiscono il divario

il 66% ha perso momenti culturali
Due terzi dei brand hanno dichiarato di essersi lasciati sfuggire almeno un momento culturale nell’ultimo anno perché non sono riusciti a muoversi abbastanza velocemente. Il costo di restare in panchina è reale e la maggior parte dei brand lo sta pagando.

Il 16% reagisce in meno di 2 ore
Solo 1 brand su 6 riesce a lanciare una campagna reattiva entro 2 ore quando scatta il momento. La velocità è la soglia che determina se sei in gioco.

Il 38% è pronto per il giorno della partita
Poco più di un terzo dei brand ha già piani, risorse e trigger pronti per i Mondiali 2026™. Il 45% è ancora in fase di costruzione al momento della stesura (20 maggio 2026).
01 / Il divario di compatibilità con la corrispondenza
I brand lenti hanno un problema di dati
Per la maggior parte dei brand, i momenti culturali oggi generano il 10–20% del fatturato totale del marketing. Eppure, due terzi dei marketer hanno detto di aver lasciato passare almeno un momento, probabilmente perché la loro configurazione non era pensata per gestirlo.
Cosa mostrano i dati
3 problemi strutturali dietro il divario di velocità

74% — I momenti culturali generano ricavi, non solo buone vibrazioni
Il 74% dei brand attribuisce più di un decimo dei ricavi totali di marketing alle attivazioni legate ai momenti culturali. Il 21% ne attribuisce più di un quinto. Il costo di perderli è ormai un dato su cui si esprime il consiglio di amministrazione.

63% — La maggior parte dei team lavora senza un manuale operativo
Il 63% dei brand decide caso per caso se partecipare ai momenti culturali. Solo il 28% dispone di linee guida del brand chiare su quali momenti sono coerenti con il posizionamento del marchio. La maggior parte dei team improvvisa sul momento invece di seguire una strategia.

55%: i dati in tempo reale sono il pezzo mancante
Il 55% dei marketer è solo "abbastanza sicuro" di raggiungere i clienti giusti con il messaggio giusto. Segmentano, ma senza dati in tempo reale non riescono a personalizzare quando conta davvero. Il 41% che ci riesce lavora con profili in tempo reale.
02 / La classifica
Scegli un mercato. Scopri a che punto è.
Metodologia: 2.000 professionisti del marketing B2C negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia, Germania, Spagna, Italia, Australia e Singapore.
Raccolta dati: aprile 2026
Per area geografica
Come si posizionano 4 mercati l'uno rispetto all'altro
La maggior parte dei brand sa che i momenti culturali contano. Ma la maggior parte non è ancora strutturata per coglierli.
- Pronto per il giorno della partita: il 38% ha piani, risorse e trigger già pronti
- Reagisci in meno di 2 ore: il 16% riesce a lanciare in tempo una campagna reattiva
- Momenti persi l’anno scorso: 66% ne ha perso almeno uno
- Usare l’IA per i momenti: il 92% aveva almeno un caso d’uso dell’IA nelle attivazioni culturali
- Canale principale: social media (46%)
- Percentuale che utilizza il vibe marketing: 79%
03 / K:AI · vibe marketing
Il vibe marketing non è più solo all’orizzonte. È già qui.
La maggior parte dei marketer non sarebbe riuscita a definire "vibe marketing" un anno fa. Oggi, la maggior parte lo sta già facendo.
I numeri del vibe marketing
Cosa pensano davvero 2.000 marketer dell'IA in questo momento
Il 79% fa già vibe marketing
Solo l’8% dei marketer afferma di non usare affatto l’IA per i momenti culturali. Quel numero sta arrivando rapidamente a zero.

75% più scettico ai vertici
I fondatori e i CEO sono scettici del 75% in più sul vibe marketing rispetto ai direttori e ai Manager che gestiscono davvero le campagne. La conversazione sull’AI sta avvenendo in due stanze diverse.

Il 45% vuole l’IA per la personalizzazione
Chi si occupa di marketing vuole che l’IA personalizzi la messaggistica in base alle preferenze dei clienti o ai risultati da ottenere. Un altro 33% vuole che produca campagne più velocemente e il 24% vuole che risponda alle domande e risposte (Q&A) durante le partite.
04 / Il playbook per essere all’altezza della partita
3 mosse separano i brand che vincono dai brand che guardano
La guida
Cosa fanno di diverso i brand con un fit perfetto
Il 41% dei marketer che sono “molto sicuri” di raggiungere la persona giusta con il messaggio giusto sono quelli che lavorano con profili in tempo reale. Ogni segnale—acquisto, navigazione, ticket di assistenza, e-mail aperta, messaggio di testo cliccato—ti avvicina all'obiettivo.
Sblocca strategie vincenti

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8 mercati. La classifica completa, il vantaggio dell'IA, la guida pratica. La lettura completa.
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Metodologia
Ad aprile 2026, Klaviyo e Datalily hanno intervistato 2.072 professionisti del marketing B2C negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia, in Germania, in Spagna, in Italia, in Australia e a Singapore. Le persone intervistate rappresentavano un mix di dimensioni aziendali (da 50 a oltre 5.000 dipendenti) e ruoli (da fondatore/CEO fino a Marketing Manager). Dati ponderati per regione e dimensione aziendale.







